Κώνωψ πρὸς λέοντα ἐρχόμενος ἔφη· «Οὐ φοβοῦμαι σε τίς γάρ σοι ἐστιν ἡ ῥώμη; Ὅτι ξύεις τοῖς ὄνυξι καὶ δάκνεις τοῖς ὁδοῦσι; Οὕτως καὶ γυνὴ μαχομένη ποιεῖ. Ἐγὼ δὲ εὐκόλως νικᾶν σε δύναμαι. Εἰ δὲ θέλεις, ἔλθωμεν καὶ εἰς πόλεμον». Καὶ σαλπίζων ... (da Esopo)
Una zanzara, avvicinandosi a un leone, disse: "Non ti temo qual è te infatti la tua forza? Il fatto che graffi con gli artigli e mordi con i denti? Così fa anche una donna che combatte. Io invece posso facilmente vincerti. Se vuoi, arriviamo anche ad una guerra". E suonando la tromba, si conficca (ἐμπήγνυμι) mordendo le parti del volto prive di pelo attorno alle narici di quello. Il leone con i propri artigli distruggeva se stesso. La mosca, poiché vinceva il leone, cantando un inno di vittoria volò via ( ἔπτατο, πέτομαι, aor). Ma, essendosi impigliato (ἐμπλέκω) nella rete (lett nella fune) di un ragno, mentre veniva mangiato si lamentava (ἀποδύρομαι, imperf), perché pur combattendo contro dei potenti viene rovinato (ἀπόλλῡμι) da un piccolo animale - dal ragno. La favola è rivolta a coloro che distruggono uomini potenti e che sono distrutti da (uomini) piccoli.
(By Vogue)