Ενθυμου δ', ινα τι και των αρχαιων ειπωμεν, οτι τον Τανταλου πλουτον και την Πελοπος... των Ελληνων σωτηριας.
Rifletti, infatti cosa dicemmo (aor. di εἶπον) anche degli antichi, che la ricchezza di Tantalo e l'autorità di Pelope nessuno, se non i poeti, declamarono, mentre per l'eccellenza di Eracle e la virtù di Teseo tutti celebrarono (εὐλογέω) i combattenti di Troia ed altri che erano simili. Certo sappiamo che i più celebri di quelli esercitarono i(l) poteri(e) in piccole cittadine. Ma ugualmente lasciarono, divina e celebre, la loro fama. Tutti infatti non amano conquistare (conquistanti) per se stessi la massima autorità, ma essere (essenti) per i Greci autori di moltissime cose buone. Nessuno di noi, se elogiasse la nostra città, né perché comandò per mare, né perché procurò qualche moltitudine di beni che riportò (ἀναφέρω) per l'acropoli: tutti elogiano la nostra città per la battaglia di Maratona e quella navale di Salamina e ancora di più perché gli Ateniesi, a causa di quella battaglia, abbandonarono le loro case per la salvezza dei Greci.
(By Geppetto)