Μετα την εν Μαραθωνι μαχην, Αθηναιους Μιλτιαδης αιτει ναυς ... ο παις αυτου Κιμων.

Dopo la battaglia di Maratona Milziade chiede settanta navi, un esercito e denari [beni] non dicendo loro contro quale regione intraprende(va) una spedizione militare ma dicendo che loro sarebbero diventati ricchi se lo avessero seguito; si trattava infatti di una regione da dove avrebbero ricavato abbondante oro. Gli ateniesi, esaltati, gliele concessero. Ma Milziade salpa verso Paro. Inviando degli araldi chiedeva cento talenti, dicendo che se non li davano, non avrebbero spostato l'esercito fino alla distruzione della città. Ma Milziade si ferisce la coscia. Poichè aveva male tornava indietro non portando ricchezze agli Ateniesi. Chiesta per lui la pena di morte per frode egli non si difendeva – era infatti malato – mentre giaceva sulla barella, parlavano in sua difesa gli amici, ricordando più volte la battaglia di Maratona. Così dunque, poiché la coscia gli andò in cancrena, moriva, ma il figlio Cimone pagava cinquanta talenti.