gymnasmata pagina 108 numero 6
Δειπνων δε ο Αστυαγης συν τη θυγατρι και τω Κυρω, βουλομενος τον παιδα ως ηεδιστα δειπνειν, ινα ηττον τα οικαδε ποθΘοιη, προσηγεν αυτω και παροψιδα και παντοδαπα .... πολλυους δε τινας ελεγμους ανω και κατω πλανωμενοι μολις αφικνεισθε οποι ημεις παλαι ηκομεν." (da Senofonte)
Mentre Astiage, cenava con la figlia e con Ciro, volendo imbandire al fanciullo un pasto quanto mai saporito affinché meno avesse a rimpiangere la patria, gli fece servire squisiti antipasti e intingoli e manicaretti d’ogni genere; allora, dicono, che Ciro esclamò: "O nonno, che fastidio è per te una cena se sei costretto ad allungare le mani su tutti questi piatti e a gustare un po’ di tutti questi cibi". "Ma come/ma perchè?- replicò Astiage- "una cena così non ti sembra molto più lauta di quelle in uso in Persia?". E dicono che Ciro rispose queste cose: "Niente affatto, nonno. La via che noi seguiamo per giungere alla sazietà è molto più semplice e più diretta della vostra: pane e carne ci conducono alla meta, mentre voi mirate allo stesso risultato ma giungete a fatica laddove noi siamo arrivati da un pezzo, errando in su e in giù lungo interminabili tornanti".