Ὁ Λαερτιάδης καὶ οἱ ἑταῖροι ἑώρων σπέος τι ὑψηλὸν κατηρεφὲς δάφναις, ἄγχι θαλάσσης· ἔνθα ἦσαν μῆλα, οἷές τε καὶ αἶγες· ἐν τῷ σπέϊ ἐνίαυε ἀνὴρ πελώριος, Πολύφημος ὁ Κύκλωψ... Οἱ Ἀχαιοὶ ἐξίασιν ἄντρου δεόμενοι ὑπὸ τοῖς τῶν εἰροπόκων οἰῶν στέρνοις.

1. Il figlio di Laerte ed i compagni vedevano presso il mare un'alta spelonca coperta (κατερέφω) di mirti; lì c'erano un gregge (τὰ μῆλα) di pecore e capre; nella spelonca vive un uomo enorme, Polifemo il Ciclope.
2. Il figlio di Laerte si avviava con i compagni verso la spelonca avendo un otre nero di vino che era un dono di Marone profeta di Apollo. Polifemo non era nell'antro, ma, ubriaco (πίνω), pascolava il gregge, presso l'abitazione.
3. Quando Polifemo giungeva, deponeva un grosso carico di legna perché doveva preparare il pasto; poi sbrigava le sue faccende, accendeva (καίω) il fuoco e fissava lo sguardo sul Laertiade ed i suoi compagni e diceva: "O stranieri, chi siete?".
4. Il Laertide rispondeva: "Siamo Greci; distruggemmo la città dei Troiani, mentre ora torniamo in patria. Ci capita casualmente di essere tuoi ospiti; onora (αἰδέομαι) gli dei e aiutaci".
5. Polifemo non rispondeva (ἀμείβω), anzi, dopo aver afferrato (μάρπτω) due dei compagni, li sbatteva violentemente in terra e li mangiava. Dopo la violenza e lo spietato orrore del Ciclope, la disperazione prendeva gli Achei.
6. Dopo di ciò Polifemo rinchiude gli Achei nell'antro e, ubriaco, dirige il gregge verso la roccia (ὅρος - ου); il Laertiade, ordendo malevoli trame contro il Ciclope, trovava un randello, lo rendeva aguzzo e lo nascondeva sotto il letame.
7. Quando verso sera Polifemo ritorna dal pascolare il gregge, dopo aver mangiato (che mangiava), due dei compagni, il Laertiade, portandosi da presso, avendo fra le mani l'otre nero di vino, diceva: "Ciclope, dai, bevi il vino, visto che mangi le carni umane, accetta anche il dono dell'ospite".
8. Polifemo beveva e restava avvinto (δέω) bevendo il dolce vino e diceva: "Dammi ancora vino e dimmi il tuo nome perché ti offra l'ospitalità". "Io mo chiamo (il mio nome è) Nessuno". "Io voglio mangiarti per ultimo! Questa è ospitalità!".
9. Da una parte Polifemo pieno di vino stramazzava supino piegando su di un fianco (ἀποδοχμόω) la grossa cervice (αὐχήν - ένος), dall'altra gli Achei, dopo aver preso il randello appuntito all'estremità, lo conficcavano (ἐρείδω) nell'occhio e lo facevano ruotare (δινόω): accecato l'occhio, questo brucia (εὕω) le sopracciglia.
10. Polifemo geme in modo terribile e grida ai Ciclopi che abitavano intorno (ἀμφιοικέω); essi allora arrivano e chiedono: "Cosa ti succede? Forse qualcuno, te nolente, ti ha portato via il gregge?", Polifemo: "Nessuno mi ha colpito."
11. Tutti i Ciclopi dicono: "Se non ti ha colpito nessuno, sta zitto". Così l'astuzia dell'uomo vince la furia del Ciclope.
12. Gli Achei lasciano (ἔξειμι) l'antro aggrappati ai petti delle lanose pecore.