Ὁ Ἀντιφῶν ποτε βουλόμενος τοὺς συνουσιαστὰς αὐτοῦ παρελέσθαι προσελθὼν τῷ Σωκράτει παρόντων αὐτῶν ἔλεξε τάδε· «Ὦ Σώκρατες, ἐγὼ μὲν ᾤμην τοὺς φιλοσοφοῦντας εὐδαιμονεστέρους χρῆναι γίγνεσθαι· σὺ δέ μοι δοκεῖς τἀναντία τῆς φιλοσοφίας ἀπολελαυκέναι. ... (da Senofonte)
Una volta Antifonte, poiché desiderava prendersi i suoi discepoli, presentandosi a Socrate mentre quelli erano presenti (gen ass) diceva queste cose: "Socrate, io pensavo che quelli che si dedicano alla filosofia dovessero essere più felici: ma mi sembra che tu dalla filosofia tragga cose contrarie. Infatti tu vivi in un modo tale che neppure uno schiavo amministrato (part. διαιτάω), da un padrone sopporterebbe: mangi i cibi e bevi le bevande più scadenti, e indossi un mantello non solo misero ma (che è) lo stesso d'estate e d'inverno e non prendi denaro. Se dunque come i maestri di altre discipline rendono gli allievi imitatori di loro stessi, così (rendi) anche tu (διατίθης διατίθημι indicativo 2a sing. ) quelli che ti seguono. Considera (imperativo) che sei un maestro di sfortuna.
(By Vogue) Versione tratta da Senofonte