Τη υστεραια οι Ελληνες εχοντες τα επιτηδεια απησαν. Επει δ' εφοβουντο την καταβασιν την εις Τραπεζουντα, πρανης γαρ ην και στενη, εποιησαντο ψευδενεδραν·... Ουτως αφικνουντο επι το στρατοπεδον παντες σωοι οντες. (da Senofonte)

Il giorno successivo i Greci si allontanavano (ἄπειμι ) avendo (con loro) le cose necessarie. Temevano la discesa verso Trapezunte, infatti [la strada] era anche angusta e posero in atto una falsa imboscata. Ed un uomo Nisio, che aveva anche questo nome, prendendo dieci fra i Cretesi rimaneva ad aspettare in un luogo boscoso e (προσποιέω) fingeva di provare a sfuggire all'attenzione dei nemici; ma si vedevano i loro scudi, che erano di bronzo. I nemici, scorgendoli, (διοράω) temevano che fosse un'imboscata. L'esercito in quello stesso tempo scendeva. I Greci, quando sembrava [il momento opportuno], facevano il segnale al Misio di fuggire con i suoi uomini. Ed egli allontanandosi fuggiva e anche quelli con lui. E gli altri Cretesi temendo i nemici, si salvavano precipitandosi dalla strada nel bosco verso la valle, ma il Misio mentre fuggiva lungo la strada (βοάω) gridava di accorre in (loro) aiuto. I soccorritori [lett. quelli che arrivarono in aiuto] si ritiravano passo a passo (ἐπὶ πόδα). Così giungevano all'accampamento, tutti sani e salvi.