Ο δε βοκχος ετυγχανε μεν ετι γε παλαι γαμβρον οντα μισων και φοβουμενος τον Ισγορθαν, τοτε δε ηττημενω και πεφευγοτι... και γε χρωμενος αει διετελεσεν.

Traduzione libera

Proprio in quel periodo Bocco stava complottando contro Giugurta, suo genero, che si era rifugiato in casa sua dopo una grave sconfitta che egli aveva subito ad opera dei Romani, ma costui era odiato e temuto dal re da parecchio tempo. Costui alla fine mandò a chiamare Silla: preferiva che Giugurta venisse catturato ed arrestato ad opera di un estraneo, piuttosto che per mano sua. Silla comunicò a Mario la proposta che gli era stata fatta, e, dopo aver preso con sé pochi soldati, andò si avviò all'impresa, che non era certamente senza pericoli. Si trattava di prestar fiducia ad un barbaro infedele perfino verso i propri parenti più stretti, e consegnare se stessi in sua balìa per prenderne un altro. Bocco, nel momento in cui li teneva ambedue in suo potere mano e si trovò a dovere mancare di fedeltà con l'uno o con l'altro, dopo lunga esitazione, prima di decidersi a cosa fare, alla fine prese la risoluzione di continuare nel primo tradimento, e consegnò Giugurta a Silla. Tuttavia il trionfo per questo grande successo venne celebrato da Mario; ma tutti quelli che invidiavano Mario, lo attribuivano a Silla, e questo dava molto fastidio a Mario stesso. Silla, già fiero per natura, essendo giunto a quel tempo ad una certa fama fra i propri cittadini per la prima volta, lui che era partito da una condizione di vita umile e difficile, gustando l'ebbrezza degli onori, diventò tanto vanitoso che si fece incidere l'episodio su un anello, che portava sempre e che usò come sigillo fino alla propria morte. Il disegno rappresentava Bocco mentre consegnava Giugurta a Silla.