Μη δη τουθ' ως αδικημ' εμον θης, ει κρατησαι συνεβη Φιλιππω τη μαχη· εν γαρ το θεω το τουτου τελος ηυ, ουκ εμοι...αλλ'εκεινη των παντων.

Non imputare questo a mia colpa, se è successo a Filippo di vincere nella battaglia: infatti, il risultato di questo dipendeva dal Dio, non da me. Dimostrami invece che non ho fatto tutte le scelte possibili secondo le capacità umane di calcolo e che non le ho attuate con rettitudine, con zelo e con la disponibilità ad affrontare ogni fatica al di sopra delle mie forze, e che non ho intrapreso azioni nobili, degne della città e necessarie, dimostramelo, e solo dopo rivolgimi le tue accuse. Se l'uragano che è capitato è risultato essere più forte non solo di noi, ma anche di tutti i restanti Greci, cosa bisogna fare? Come se un armatore, che ha fatto tutto il possibile per la salvezza e ha fornito l'imbarcazione di quanto, supponeva, l'avrebbe salvata, poi si fosse imbattuto in una tempesta, in cui gli strumenti gli fossero andati in avaria o anche completamente distrutti, venisse accusato del naufragio. "Ma non ero io il timoniere della nave" potrebbe dire (come nemmeno io ero stratego) "né ero padrone della sorte, ma è lei ad esserlo di tutto".