Οι γαρ κατ' εκεινον τον χρονον την πολιν διοικουντες κατεστησαντο πολιτειαν ουκ ονοματι... ωσιν οι των πραγματων επιστατουντες.

Coloro che reggevano la città a quell'epoca non stabilirono una costituzione che, pur chiamandosi col nome più imparziale e più dolce, nella realtà non si mostrasse tale a chi viveva sotto di essa, né che educasse i cittadini in modo da far loro ritenere l'indisciplina democrazia, l'illegalità libertà, la sfrenatezza di parola uguaglianza e la facoltà di agire così felicità ma una costituzione che, odiando e punendo le persone di tal genere, rese migliori e più saggi tutti i cittadini. Contribuì moltissimo alla buona amministrazione della loro città il fatto che delle due specie di uguaglianza che si crede esistano, la prima che assegna a tutti la stessa parte e l'altra che assegna a ciascuno ciò che gli spetta, non ignoravano quale fosse la più utile, ma, respingendo come ingiusta quella che stimava degni degli stessi onori i buoni e i malvagi e preferendole quella che premiava e puniva ciascuno secondo il merito, amministravano con essa la città, non sorteggiando i magistrati fra tutto il popolo ma designando per ciascun compito i migliori e i più idonei nella speranza che anche gli altri sarebbero stati tali, quali appunto fossero i capi. Inoltre giudicavano che questa forma di nomina fosse anche più democratica di quella fondata sulla sorte, perché nel sorteggio avrebbe deciso il caso e spesso le cariche sarebbero andate ai fautori dell'oligarchia 28, mentre nel designare i più adatti il popolo sarebbe stato arbitro di scegliere quelli che più erano ligi alla costituzione vigente.