Phronemata pagina 271 numero 201

Μετὰ δὲ τοῦτο Ἆγις ἀφικόμενος εἰς Δελφοὺς καὶ τὴν δεκάτην ἀποθύσας, πάλιν ἀπιὼν ἔκαμεν ἐν Ἡραίᾳ, γέρων ἤδη ὤν, καὶ ἀπηνέχθη μὲν εἰς Λακεδαίμονα ἔτι ζῶν, ἐκεῖ δὲ ταχὺ ἐτελεύτησε· καὶ ἔτυχε σεμνοτέρας ἢ κατὰ ἄνθρωπον ταφῆς. ἐπεὶ δὲ ὡσιώθησαν αἱ ἡμέραι, καὶ ἔδει βασιλέα καθίστασθαι, ἀντέλεγον περὶ βασιλείας Λεωτυχίδης, υἱὸς φάσκων Ἄγιδος εἶναι, Ἀγησίλαος δὲ ἀδελφός. εἰπόντος δὲ τοῦ Λεωτυχίδου· Ἀλλ' ὁ νόμος, ὦ Ἀγησίλαε, οὐκ ἀδελφὸν ἀλλ' υἱὸν βασιλέως βασιλεύειν κελεύει· εἰ δὲ υἱὸς ὢν μὴ τυγχάνοι, ὁ ἀδελφός κα ὣς βασιλεύοι. Ἐμὲ ἂν δέοι βασιλεύειν. Πῶς, ἐμοῦ γε ὄντος; Ὅτι ὃν τὺ καλεῖς πατέρα, οὐκ ἔφη σε εἶναι ἑαυτοῦ. Ἀλλ' ἡ πολὺ κάλλιον ἐκείνου εἰδυῖα μήτηρ καὶ νῦν ἔτι φησίν. Ἀλλὰ ὁ Ποτειδὰν ὡς μάλα σευ ψευδομένω κατεμήνυσεν ἐκ τοῦ θαλάμου ἐξελάσας σεισμῷ εἰς τὸ φανερὸν τὸν σὸν πατέρα. συνεμαρτύρησε δὲ ταῦτ' αὐτῷ καὶ ὁ ἀληθέστατος λεγόμενος χρόνος εἶναι· ἀφ' οὗ γάρ τοι ἔφυσέ ‹σε› καὶ ἐφάνη ἐν τῷ θαλάμῳ, δεκάτῳ μηνὶ ἐγένου. οἱ μὲν τοιαῦτ' ἔλεγον. Διοπείθης δέ, μάλα χρησμολόγος ἀνήρ, Λεωτυχίδῃ συναγορεύων εἶπεν ὡς καὶ Ἀπόλλωνος χρησμὸς εἴη φυλάξασθαι τὴν χωλὴν βασιλείαν. Λύσανδρος δὲ πρὸς αὐτὸν ὑπὲρ Ἀγησιλάου ἀντεῖπεν ὡς οὐκ οἴοιτο τὸν θεὸν τοῦτο κελεύειν φυλάξασθαι, μὴ προσπταίσας τις χωλεύσαι, ἀλλὰ μᾶλλον μὴ οὐκ ὢν τοῦ γένους βασιλεύσειε. παντάπασι γὰρ ἂν χωλὴν εἶναι τὴν βασιλείαν ὁπότε μὴ οἱ ἀφ' Ἡρακλέους τῆς πόλεως ἡγοῖντο. τοιαῦτα δὲ ἀκούσασα ἡ πόλις ἀμφοτέρων Ἀγησίλαον εἵλοντο βασιλέα.

Dopo ciò Agide si recò a Delfi ad offrire la decima del bottino ma sulla via del ritorno, a Erea si ammalò, - era in effetti già vecchio; riportato a Sparta ancora vivo, vi morì subito dopo. Gli furono riservate osequie solenni, anche troppo imponenti per un essere umano. Quando trascorsi i giorni di lutto prescritti, si dovette eleggere un nuovo re, si contesero il diritto alla successione Leotichida, che sosteneva di essere il figlio di Agide, ed Agesilao, che era suo fratello. Diceva Leotichida: "La legge impone, Agesilao, che sia il figlio del re a regnare, e non suo fratello; solo se non avesse figli, sarebbe il fratello a succedergli" "Quindi spetterebbe a me regnare" "Come, se ci sono io?" "Perchè quello che tu chiami padre ha negato che tu fossi suo figlio" "Eppure mia madre, che lo sa molto meglio di lui, continua ancor oggi a sostenerlo". "Posidone ha già svelato la tua menzogna, quando ha cacciato con un terremoto dalla sua camera, sotto gli occhi di tutti, il tuo vero padre. E oltre al dio lo prova anche il tempo, che si dice sia il testimone più attendibile, perché tu sei nato nove mesi dopo che ti ha generato e che l'hanno visto uscire da quella camera. " Questo è ciò che i due dicevano. Ma Diopite, indovino veramente autorevole, prese le difese di Leotichida e dichiarò che un oracolo di Apollo raccomandava di guardarsi da un regno zoppicante. Lisandro, sostenitore di Agesilao, obiettò allora che non credeva che il dio suggerisse di guardarsi da un uomo che era diventato zoppo cadendo, ma piuttosto da uno che avrebbe regnato senza essere di stirpe regale. Perchè sarebbe veramente zoppicante il regno, se non fossero più i discententi di Eracle a guidare lo stato. Udito ciò la città scelse come re Agesilao.