Ο δε Δημοσθηνης πρωτον μεν απελαυνειν συνεβουλευε τον Αρπαλον και φυλαττεσθαι, μη την πολιν εμβαλωσιν...αλλ' αργυραγχης ειληφθαι νυκτωρ τον δημαγωγον.
In un primo momento Demostene consigliava di cacciar via Arpalo e di non impegnare la città in una guerra non necessaria con una motivazione ingiusta; ma nei giorni seguenti mentre si controllavano le ricchezze, Arpalo lo vide in compiaciuta ammirazione di fronte a una tazza barbara ad esaminarne la forma e l'esecuzione al cesello, e lo invitò a considerarla attentamente e a valutarne il peso in oro. Stupito Demostene dal peso (genitivo assoluto) chiedendo quale ne fosse il valore, Arpalo sorridendo, disse che valeva venti talenti, e subito, al calar della notte, gli mandò la tazza con venti talenti. Demostene infatti non resistette ma colpito da quel dono (per corruzione), come se avesse accettato di difen derlo, si era accordato con Arpalo. Il giorno do po andò in assemblea con il collo ben avvolto in sciarpe di lana, quando lo invitarono a parlare fece cenno di non potere, facendo comprendere che gli era venuta a mancare la voce. Ma quelli dotati di spirito sbeffeggiandolo, dicevano che quella notte l'oratore era stato colto non raucedine, ma da auroracedine.